Appello per la messa al bando dei droni di guerra

I sottoscritti si appellano agli uomini e alle donne che hanno in mano i destini della stessa umanità. Governi, partiti, associazioni, aziende, e quante altre organizzazioni incidono sullo sviluppo delle potenzialità tecnologiche devono essere consapevoli dei loro atti.
Noi crediamo che la tecnologia possa alleviare molto le fatiche e i disagi del vivere, contribuire a costruire una sicurezza più alta, aumentare le potenzialità e le possibilità culturali, sia degli individui, sia delle comunità. Le tecnologie, per noi, devono essere tecnologie di Pace, includenti ma non invadenti, in grado di aumentare le possibilità senza ridurre gli spazi di libertà, individuali e collettivi.
Non tutti i segnali, però, ci confortano sulla consapevolezza delle ricadute nell’estensione dell’uso di tecnologie avanzate in ambiti e con finalità fino ad ora inedite. Pensiamo, in primo luogo, alla guerra. Già da anni lo sviluppo tecnologico consente di condurre guerre senza la definizione di un vero e proprio campo di battaglia, con conseguenze devastanti sia sotto il profilo delle perdite di vite umane civili, sia sotto il profilo di rendere apparentemente asettici, chirurgici o umanitari i conflitti e le uccisioni.

L’annuncio di veri e propri salti di qualità nell’utilizzo di tecnologie automatiche per scopi di guerra, sta riempiendo le pagine dei giornali e i notiziari della sera senza che questo susciti alcun allarme. Le grandi e le piccole potenze stanno introducendo, nel silenzio assordante della politica e delle istituzioni planetarie come l’ONU, macchine sempre più robotizzate direttamente sui campi di intervento. Questo scenario sta fissando l’ingresso della storia umana in un nuovo capitolo.

La guerra è già troppo tremenda per renderla sempre più automatizzata!

Per questo motivo riteniamo che, a questo punto della storia tecnologica del mondo, la consapevolezza sull’uso delle tecnologie e il controllo sociale del suo sviluppo diventi una priorità dell’agire politico e sociale dell’umanità.

Dopo il capitolo delle armi nucleari l’umanità non può assistere inerte alla robotizzazione della guerra.

Per queste ragioni e in considerazione del fatto che in ogni futura guerra potrebbe essere possibile impiegare armi tecnologiche che renderebbero sempre più virtuale il rapporto tra chi uccide e chi è ucciso e che tali armi renderebbero sempre più automatiche e virtuali le decisioni di uccidere, fino ad ipotizzare che, attraverso il controllo remoto di tali armi, si possa trasformare il campo di battaglia in una rappresentazione analoga ad un videogame e che tali automatismi potrebbero rendere totalmente fuori del controllo umano qualunque decisione di offesa, al punto di portare la guerra in un territorio decisionale di macchine, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante guerre affidate a tali tecnologie o a veri e propri robot e li invitiamo, di conseguenza, a ricercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse fra loro e a promuovere la messa al bando di tutte le tecnologie robotiche che potrebbero essere impiegate in scenari di guerra.

Nella tragica situazione cui l’umanità tutta si trova, derivante dalla scarsità delle risorse e dello squilibrio immorale della distribuzione di quelle disponibili; delle differenze tecnologiche e scientifiche tra i popoli, che prefigurano elementi di comando che diventano impliciti e impongono, al destino della vita del pianeta, le scelte di poche oligarchie politiche, economiche e tecno-scientifiche, dobbiamo impedire una nuova corsa agli armamenti che renda ancora più pericoloso e disumano parlare di guerra.

Stiamo assistendo, nella totale assenza di comprensione da parte dell’umanità, alla comparsa sullo scenario delle guerre di androidi da combattimento per scenari che, negli USA sono definiti Future Combat System, ma che hanno equivalenti in diverse altre nazioni. La spesa per tali tecnologie, antropomorfe o meno, ammonta a molte centinaia di miliardi di dollari e trasformerebbe lo scenario delle decisioni e dello svolgimento delle guerre in maniera irreparabile.

La scelta di sparare, di uccidere, di bombardare, di attaccare passerebbe da un gesto affidato alla mano dell’uomo a quella di un algoritmo studiato per agire in maniera automatica. Già oggi, inoltre, si ipotizzano le creazioni di robot in grado di apprendere in maniera autonoma o di costruire strutture che, affidandosi alle logiche matematiche, possano produrre comportamenti emergenti fuori dalla capacità previsionali di chi ha prodotto tali apparati tecnologici.

Noi riteniamo che gli uomini di buona volontà, gli scienziati, le persone impegnate sul fronte della produzione tecnologica, gli uomini che dirigono aziende tanto forti da imporre le loro scelte ai governi dei paesi, i governi più consapevoli, le Nazioni Unite, promuovano una sessione mondiale per siglare un patto di non sviluppo di tali tecnologie e che metta al bando l’utilizzo di applicazioni robotiche, antropomorfe o meno, per promuovere o intervenire su scenari di guerra dichiarati o meno.

Noi vogliamo parlare non a nome di una singola nazione, di una fede politica o religiosa, di esseri umani con un colore di pelle diverso da altri o abitanti di un paese ricco o povero, tecnologicamente avanzato o arretrato, ma come appartenenti alle specie viventi del nostro pianeta. Cercheremo di non fare appello a ciò che possa fare il vantaggio dell’uno o dell’altro, ma che, nella eterna lotta per la pace tra gli esseri umani, si produca uno spazio libero da nuove, devastanti e imprevedibili forme di guerra che renderebbero ancora più disumano chi le produce o sostiene e potrebbero rappresentare un salto definitivo nel dominio di alcuni uomini sul resto dell’umanità e sul futuro di tutte le specie viventi che si sono evolute sul nostro pianeta.

Tutti sono in pericolo, proprio come è ancora oggi l’incubo delle armi nucleari di vecchia o nuova generazione. Ma se comprendiamo oggi tale pericolo oggi siamo ancora in tempo e vi è la speranza che tale scenario possa essere collettivamente scongiurato. Dobbiamo imparare a chiederci, come abbiamo iniziato a fare con le armi nucleari, non ciò che può essere fatto per dare la vittoria militare al gruppo o al paese che preferiamo, perché i nuovi scenari ci impongono di riprendere la domanda che l’umanità ha dovuto imparare con la bomba atomica: “Quali passi possono essere compiuti per impedire una competizione militare in cui l’esito sarebbe disastroso per tutte le parti?”.

L’opinione pubblica, abituata dai mass media a pensare che la sicurezza possa essere affidata alle tecnologie, pare non rendersi conto dei pericoli insiti nella scelta di affidare la guerra ad apparecchiature sempre più automatizzate e rispondenti ad algoritmi di calcolo. La stessa sicurezza, se affidata ad apparecchiature digitali che affidano a software sempre più sofisticati risposte automatiche e decisioni su atti che possono incidere sulla vita di esseri umani, è in realtà in discussione. Impensabili, inoltre, sarebbe affidare la scelta di armamenti specifici ad automatismi dotati di una intelligenza non umana. In un crescendo di irreparabile inconsapevolezza potrebbero essere affidate o rese disponibili al loro uso, armi nucleari in grado di sterminare molte delle specie viventi del pianeta.

La guerra è già un elemento disumano, non rendiamola automatizzata e in mano agli algoritmi di computer al silicio.

Voi, che oggi potete, non trasformate il nostro futuro in un pessimo film di fantascienza.

Per questi motivi i sottoscritti chiedono l’introduzione di una moratoria internazionale su l’uso di robot da guerra, la convocazione di una apposita seduta dell’ONU e la firma di una convenzione mondiale che escluda lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di macchine automatiche per compiti militari e la messa al bando di ipotesi di sviluppo di guerrieri-robot, sia antropomorfi, sia non antropomorfi.

Promotori

Sergio Bellucci, Roberto Di Giovan Paolo, Simonetta Carrarini, Roberta Reali, Andrea Amato, Piero Grazioli, Massimiliano Carboni, Antonella Pizzaleo, Piero Fabretti, Carla Ronga.

Primi Firmatari

David, Bertok, Stefano Rodotà, Carla Ravaioli, Gino Strada, Alfonso Gianni, Valeria Noli, Amarildo Arzuffi, Arianna Voto, Luisa Morgantini, Javier Ossandon-Correa, Roberta Mantovani, Andrea Satta
Vincenzo Vita, Alessandro Forlani, Vincenzo Vassallo, Pierluigi Castagnetti, Luigi De Sena, Anna Grazia Calabria, Mimmo Luca’, Leoluca Orlando, Antonino Serra, Walter Verini, Alessandra Siragusa, Francesco Ferrante, Manuela Ghizzoni, Marco Filippi, Gero Grassi,
Luisa Bossa, Silvana Amati, Giuseppe Giulietti, Daniela Mazzuconi, Federica Mogherini, Enrico Farinone, Silvia Costa, Gianni Pittella, Sergio Cofferati, Stefano Ceccanti, Paolo Nerozzi, Carlo Chiurazzi, Anna Maria Carloni, Maria Teresa Bertuzzi, Marina Magistrelli, Giacomo Santini, Maria Antezza, Maino Marchi, Jean Leonard Touadi, Sandro Gozi, Massimo Rodolfi, Maria Rosa Carbone,.

.